Mobbing: il giudice deve valutare le singole condotte pregiudizievoli, anche in assenza di un unico disegno persecutorio

Mobbing: il giudice deve valutare le singole condotte pregiudizievoli, anche in assenza di un unico disegno persecutorio

  • 5 Novembre 2026
  • Pubblicazioni
Un’infermiera si rivolgeva al Tribunale sostenendo di aver subito condotte di molestie sessuali e mobbing da parte del responsabile e chiedeva quindi il risarcimento dei danni da parte del responsabile e del datore di lavoro, quest’ultimo per non aver adottato tempestivamente le misure utili a prevenire o rimuovere il rischio per la salute dei lavoratori. Nei primi due gradi di giudizio le domande venivano respinte, dunque la vicenda approda dinanzi alla Corte di Cassazione che con l’Ordinanza n. 28212 del 1° novembre 2026 ha respinto il ricorso della donna, ritenendo immune da vizi la decisione impugnata. In tale contesto, la Cassazione evidenzia che anche se le diverse condotte denunciate dal lavoratore non si ricompongano in un unico disegno persecutorio e non risultino complessivamente e cumulativamente idonee a destabilizzare l'equilibrio psico-fisico del lavoratore o a mortificarne la dignità, ciò non esclude che tali condotte o alcune di esse possano risultare, se esaminate separatamente e distintamente, lesive dei diritti fondamentali del lavoratore. La mancata configurabilità del mobbing, peraltro, non esclude la possibilità di accertare una responsabilità in capo al datore di lavoro per la violazione degli obblighi in materia di tutela della salute psico-fisica del lavoratore quando risulti l’omessa adozione di misure volte a prevenire o rimuovere situazioni pregiudizievoli per i lavoratori.