Consulenza o lavoro dirigenziale: conta anche come si svolge il rapporto

Consulenza o lavoro dirigenziale: conta anche come si svolge il rapporto

  • 22 Settembre 2026
  • Pubblicazioni
La Cassazione, con l’ordinanza n. 24668 del 17 agosto 2026, ha confermato la natura subordinata e dirigenziale di un rapporto formalmente qualificato come consulenza professionale. Il commercialista aveva lavorato quotidianamente in azienda per circa nove anni, dirigendo l’area amministrativa e finanziaria. Sono stati valorizzati lo stabile inserimento nell’organizzazione, il coordinamento del personale, l’assenza di rischio d’impresa e il rapporto con l’amministratore unico, dal quale riceveva direttive e al quale riferiva sull’attività. Procure e deleghe confermavano inoltre le responsabilità gestionali esercitate. Nel lavoro dirigenziale la subordinazione può essere “attenuata”: l’ampia autonomia decisionale è compatibile con la posizione di dipendente. Il potere direttivo può manifestarsi attraverso indicazioni generali e programmatiche, senza ordini continui o controlli pervasivi. Partita IVA, iscrizione all’Albo, studio professionale e compensi elevati non sono quindi elementi decisivi per escludere la subordinazione. Anche il contratto deve essere esaminato, verificando se l’autonomia concordata trovi effettivo riscontro nella gestione quotidiana. La decisione evidenzia anche una conseguenza economica: i maggiori compensi professionali già percepiti non assorbono il TFR e l’indennità sostitutiva del preavviso riconosciuti nel caso concreto. Per aziende e consulenti, è opportuno verificare periodicamente la coerenza tra incarico scritto, deleghe, responsabilità e direttive ricevute. Organigrammi, comunicazioni operative e modalità di rendicontazione possono risultare determinanti per qualificare correttamente il rapporto e valutarne le conseguenze alla cessazione.