Quando può dirsi discriminatorio il licenziamento del lavoratore disabile per superamento del comporto?
- 17 Settembre 2026
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La Corte d’Appello aveva dichiarato discriminatorio il licenziamento intimato a un dipendente disabile impiegato presso un istituto di credito per superamento del periodo di comporto. La società propone ricorso in Cassazione, il quale viene tuttavia respinto. Con l’Ordinanza n. 7973 del 31 marzo 2026, la Suprema Corte ricorda infatti che in tema di licenziamento, costituisce discriminazione indiretta l'applicazione del periodo ordinario di comporto al lavoratore disabile, perché la mancata considerazione dei rischi di maggiore morbilità dei lavoratori disabili trasmuta il criterio (apparentemente neutro) del computo del periodo di comporto breve in una prassi discriminatoria verso il particolare gruppo sociale protetto, in quanto in posizione di particolare svantaggio. Inoltre, la conoscenza dello stato di disabilità del lavoratore o la possibilità di conoscerlo secondo l'ordinaria diligenza da parte del datore di lavoro fa sorgere l'onere datoriale di acquisire, prima di procedere al licenziamento, informazioni sull'eventualità che le assenze per malattia del dipendente siano legate allo stato di disabilità, allo scopo di individuare possibili accorgimenti ragionevoli la cui adozione presuppone un confronto tra le parti, fase ineludibile della fattispecie complessa del licenziamento. Nel caso di specie, i Giudici avevano constatato che non era stato adempiuto l’onere datoriale di acquisire informazioni, motivo per il quale è stato confermato il licenziamento discriminatorio.