Offese al datore su TikTok: quando si rischia il licenziamento

Offese al datore su TikTok: quando si rischia il licenziamento

  • 17 Settembre 2026
  • Pubblicazioni
Il Tribunale di Gorizia, con la sentenza n. 129 del 21 luglio 2026, ha ritenuto legittimo il licenziamento di una dipendente che, durante una diretta TikTok, aveva offeso l’istituto datore di lavoro e il suo rappresentante, definendolo “mafioso” e “terrone” e mettendone in dubbio la qualità di sacerdote. Alla diretta avevano partecipato almeno 64 persone e il video era rimasto disponibile a oltre 2.000 followers. La decisione chiarisce il confine tra dissenso e offesa personale. Il lavoratore può criticare le scelte aziendali, anche con toni aspri, purché la critica risponda a un interesse meritevole di tutela, rispetti la dignità altrui e si fondi su fatti veri o ritenuti tali senza colpa. In questo caso, le espressioni utilizzate costituivano un’aggressione gratuita alla reputazione. Neppure la natura “chiusa” del profilo ha impedito l’utilizzo del video a fini disciplinari: quella diretta, destinata a una platea di followers, non è stata considerata una comunicazione privata protetta dalla segretezza della corrispondenza. Per chi gestisce questi episodi, occorre quindi esaminare le parole nel loro contesto, la diffusione del contenuto e la liceità dell’acquisizione delle prove. La sanzione richiede sempre una valutazione della gravità concreta della condotta, della proporzionalità e delle previsioni del CCNL. Una valutazione giuridica fin dall’avvio del procedimento aiuta a distinguere la critica tutelata dalla condotta disciplinarmente rilevante e a formulare addebiti precisi, rispettando il diritto di difesa.