Il decreto attuativo dell’art. 6 del DL 62/2026 (Decreto Primo Maggio) definisce le modalità per riconoscere alle aziende certificate sulla conciliazione tra famiglia e lavoro un esonero contributivo fino all’1%, nel limite di 50.000 euro annui. Un meccanismo già utilizzato e che ricorda da vicino quello per la certificazione della parità di genere. La conciliazione tra famiglia e lavoro è da tempo al centro dell’attenzione e, guardando i dati demografici, probabilmente non potrebbe essere diversamente. Nel 2025 in Italia sono nati circa 355.000 bambini, 15.000 in meno rispetto all’anno precedente, mentre il numero medio di figli per donna è sceso ulteriormente a 1,14, nuovo minimo storico. Naturalmente non possiamo oggi dire che il problema è semplicemente connesso all’attività lavorativa, ma è sicuramente un tema che deve essere affrontato da diversi punti di vista. Redditi, stabilità occupazionale, costo delle abitazioni, disponibilità dei servizi e scelte personali concorrono tutti al fenomeno. Il legislatore in questo caso sposta una parte dell’attenzione sull’azienda, premiando chi organizza in maniera strutturata politiche di conciliazione. In questo quadro si inserisce il decreto ministeriale attuativo dell’art. 6 del DL 30 aprile 2026 n. 62, convertito dalla Legge 112/2026, che disciplina il nuovo esonero contributivo per le aziende in possesso della certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro. Il beneficio può arrivare all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un massimo di 50.000 euro annui per azienda. Il presupposto per accedere allo sgravio è il conseguimento, volontario, della certificazione costruita sulla nuova UNI/PdR 192:2026, pubblicata il 14 aprile 2026 e denominata “Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro - Requisiti per il benessere delle famiglie”. Il sistema prevede specifici indicatori di prestazione relativi alle politiche aziendali a sostegno della famiglia, con particolare attenzione a maternità, paternità e carichi di cura. Non si tratta quindi semplicemente di certificare la presenza di qualche misura di welfare o di qualche giornata di smart working. La Prassi UNI è un vero e proprio sistema di gestione, basato su obiettivi e KPI verificabili, con l’intento di rendere strutturali le politiche family friendly all’interno dell’organizzazione. La certificazione deve essere rilasciata da organismi di valutazione della conformità accreditati specificamente per la UNI/PdR 192:2026 e ha una validità di 36 mesi. La costruzione ricorda inevitabilmente quella già sperimentata con la certificazione della parità di genere. La somiglianza diventa ancora più evidente guardando i numeri: anche lo sgravio per la parità di genere è riconosciuto nella misura massima dell’1% dei contributi previdenziali, entro il limite di 50.000 euro annui. Cambia l’oggetto della certificazione, ma lo strumento incentivante rimane sostanzialmente lo stesso. Il beneficio spetta alle aziende in possesso della certificazione ed è riconosciuto dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del DL 62/2026 per il periodo di validità della certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2028. L’INPS autorizzerà un esonero sui complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro in misura non superiore all’1%, sempre nel limite massimo di 50.000 euro annui. Il beneficio sarà riparametrato su base mensile e fruito direttamente in riduzione della contribuzione dovuta. L’importo effettivamente spettante non è però automaticamente pari all’1%, le risorse stanziate sono infatti pari a 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Se le richieste ammissibili supereranno le disponibilità, l’INPS dovrà procedere a una riduzione proporzionale del beneficio. Il beneficio è inoltre subordinato alle consuete condizioni previste dall’art. 1, comma 1175, della Legge 296/2006 e al rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato. Non esiste, al momento, un divieto di cumulo tra lo sgravio per la certificazione della parità di genere e quella per la conciliazione famiglia lavoro: le aziende che hanno già affrontato il tema trattando la parità potranno quindi raggiungere anche un altro obiettivo di riduzione concentrandosi sulla conciliazione.
La domanda e l’aspetto operativo.
La richiesta dovrà essere presentata esclusivamente in modalità telematica all’INPS dal rappresentante legale, da un delegato oppure dai professionisti abilitati ai sensi della Legge 12/1979. Nell’istanza l’azienda dovrà indicare, tra gli altri elementi, la retribuzione media mensile globale stimata, l’aliquota contributiva datoriale media, la forza aziendale media prevista nel periodo di validità della certificazione, l’identificativo del certificato, l’organismo che lo ha rilasciato e la relativa data. Dovrà inoltre dichiarare di non essere stata destinataria di provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi. Se il datore di lavoro presenta la domanda entro il primo termine utile successivo al conseguimento della certificazione, secondo le finestre che saranno individuate annualmente dall’INPS, l’ammissione riguarda l’intero periodo di validità della certificazione, fermo restando il termine finale del 31 dicembre 2028. Mancano quindi ancora le istruzioni operative dell’Istituto che dovranno definire termini e modalità concrete di presentazione delle domande. Rinuncia o revoca della certificazione dovranno essere tempestivamente comunicate all’INPS e al Dipartimento per le politiche della famiglia. In caso di fruizione indebita, il datore di lavoro sarà invece tenuto alla restituzione dei contributi non versati, con applicazione delle relative sanzioni. Il nuovo incentivo rappresenta quindi un ulteriore passaggio verso una certificazione delle politiche organizzative aziendali. Dopo la parità di genere, anche la conciliazione famiglia-lavoro diventa misurabile, certificabile e, soprattutto, economicamente incentivata. L’esonero dell’1% rappresenta un incentivo interessante, ma non può costituire la motivazione per approcciarsi a un sistema di certificazione; tali sistemi devono costituire una modalità di formalizzazione di criteri e strumenti aziendali e soprattutto di una volontà connessa a migliorare il clima lavorativo e attrarre e trattenere i lavoratori.
Fonte: QUOTIDIANO PIU' - GFL