Licenziamento per post su Facebook

Licenziamento per post su Facebook

  • 15 Maggio 2026
  • Pubblicazioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14165 del 14 maggio 2026, torna a definire i confini tra diritto di critica e illecito disciplinare nell'era dei social network, confermando che le pubblicazioni offensive possono integrare una giusta causa di licenziamento. Nel caso esaminato, un lavoratore è stato licenziato per aver pubblicato reiteratamente su una pagina Facebook post e commenti ritenuti "grandemente disonorevoli e lesivi" dell'immagine e della reputazione aziendale, denunciando fatti rimasti indimostrati. La Suprema Corte ha confermato la legittimità del recesso, stabilendo che la condotta del dipendente aveva travalicato i limiti del legittimo esercizio del diritto di critica. Tale diritto, sebbene garantito dall'art. 21 della Costituzione, non è illimitato e deve rispettare i canoni di:
• Verità: i fatti narrati devono essere veritieri o almeno frutto di una seria e diligente ricerca.
• Continenza: le espressioni non devono essere gratuitamente offensive, volgari o denigratorie.
• Pertinenza: la critica deve essere correlata a un interesse meritevole, come le condizioni di lavoro. 
Nel caso specifico, le espressioni offensive e la denuncia di fatti non provati, unite alla mancata rimozione dei post nonostante un ordine del giudice, hanno integrato una violazione tale da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario, giustificando la massima sanzione espulsiva.