Lavoro e assistenza al figlio disabile: negare la flessibilità è discriminazione indiretta

Lavoro e assistenza al figlio disabile: negare la flessibilità è discriminazione indiretta

  • 17 Aprile 2026
  • Pubblicazioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9104 del 10 aprile 2026, ha stabilito che per i lavoratori caregiver la mancata adozione di "soluzioni ragionevoli" per consentire l'assistenza a un familiare disabile costituisce discriminazione indiretta. Il caso riguardava una madre, dipendente di una società, che aveva chiesto un turno di lavoro fisso mattutino per assistere il figlio minore affetto da grave disabilità. L'azienda le aveva concesso solo provvedimenti di natura provvisoria e discontinua. La Suprema Corte, recependo una precedente pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha cassato la decisione di merito, qualificando la condotta datoriale come discriminatoria. È stato chiarito che l'obbligo del datore di lavoro di adottare "accomodamenti ragionevoli" si estende anche al lavoratore che, pur non essendo disabile, presta assistenza essenziale a un familiare disabile. Questi accomodamenti, come un orario stabile, devono essere effettivi e non possono consistere in soluzioni meramente temporanee a fronte di una necessità permanente. Il rifiuto di tali misure, senza la prova che esse comporterebbero un onere sproporzionato per l'azienda, integra una discriminazione indiretta.  La sentenza rafforza così la tutela del caregiver, imponendo al datore un dovere attivo di ricerca di soluzioni per conciliare vita lavorativa e cura.