Incrementi contrattuali e conguagli da aprile in busta paga

Incrementi contrattuali e conguagli da aprile in busta paga

  • 25 Febbraio 2026
  • Pubblicazioni
Gli effetti degli aumenti dei rinnovi contrattuali con la tassazione light del 5% - dopo la circolare 2/2026 dell’agenzia delle Entrate - peseranno per la stragrande maggioranza dei lavoratori nelle buste paga di aprile (che in parte saranno consegnate a fine aprile, in parte a maggio). Difficilmente le aziende riusciranno già a marzo a tenere conto dei chiarimenti dell’agenzia delle Entrate per ricalcolare gli emolumenti rispettando la tassa piatta del 5% sui rinnovi contrattuali dei precedenti tre anni. Secondo i dati Istat, i rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro recepiti nel 2024 sono stati 17 e hanno coinvolto circa 4 milioni di addetti, mentre nel 2025 sono stati 19 per 2,2 milioni di persone. A questi si aggiungono, tra i principali, metalmeccanici e gomma plastica che non sono stati inclusi nei dati Istat in quanto, a fine 2025, erano in attesa di ratifica definitiva. Infine c’è anche il tema, non secondario, di come sarà riportata in busta paga la nuova indicazione, con ogni probabilità si troverà uno specifico rigo con i conguagli e gli incrementi. La circolare, emanata ieri dall’agenzia delle Entrate, e molto attesa, è intervenuta a fornire chiarimenti uniformi sulle misure della legge di Bilancio che hanno introdotto la tassazione piatta del 5% sugli incrementi retributivi, dei rinnovi contrattuali, 2024, 2025 e 2026, e l’imposta sostitutiva del 15% per le maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, festivo, nei giorni di riposo settimanale o per i turni (si vedano gli altri articoli in pagina). Le disposizioni sugli aumenti dei contratti collettivi nazionali si applicano ai lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito complessivo fino a 33 mila euro, esclusi quindi quelli del pubblico impiego. I rinnovi contrattuali. Tra i comparti che hanno sottoscritto le intese due anni fa ci sono l’alimentare, il tessile, il commercio, la distribuzione moderna organizzata, i pubblici esercizi e il turismo. L’anno scorso, tra i settori interessati dai rinnovi, si contano quello della chimica, dell’energia elettrica gas e acqua, dell’edilizia, della logistica. Tuttavia i lavoratori potenzialmente interessati dalla aliquota al 5% sugli aumenti sono meno della platea complessiva: secondo la stima relativa alla prima versione della norma, sarebbero stati 3,3 milioni. Dopo l’ampliamento ai rinnovi firmati nel 2024 e l’innalzamento della soglia di reddito da 28 a 33mila euro, si è passati a 3,8 milioni. L’interpretazione della norma fornita dall’Agenzia premia quei comparti che hanno siglato le intese già nel 2024. Infatti l’erogazione degli aumenti viene di solito dilazionata in più anni. Dato che l’imposta sostituiva si applica agli importi erogati quest’anno, anche se iniziati in precedenza, chi ha già incassato più tranche ha un beneficio maggiore, in quanto si sommano più ratei. La circolare contiene un esempio al riguardo, ma c’è anche un caso reale che ha disposto un primo incremento ad aprile 2024, un secondo a marzo e un terzo a novembre 2025, un quarto a novembre 2026 e un quinto a febbraio 2027. Ebbene, in busta paga saranno detassate da subito le prime tre tranche, mentre la quarta da novembre. Solo la quinta non sarà agevolata. Al contrario, chi rinnova quest’anno, o colloca la tranche più consistente di aumento nel 2026, oppure avrà effetti limitati. Gli effetti nelle buste paga. Tornando ai primi effetti concreti per i lavoratori, in buona sostanza, chi ha adottato misure in linea con l’interpretazione della circolare non deve fare nulla, evidenzia Roberto Bellini, direttore generale di Assosoftware, commentando a caldo gli effetti della circolare 2/2026 dell’Agenzia. «Chi, ed è la stragrande maggioranza, ha adottato una linea cautelativa nel calcolo dello stipendio, in attesa dei chiarimenti, ora dovrà fare dei conguagli, andando a compensare le mensilità laddove le misure degli incrementi non erano inserite». Quindi le prossime buste paga saranno più consistenti, incamerando anche gli arretrati di questi primi mesi. Gli effetti potranno vedersi «dalle buste paga di aprile», afferma Bellini, «qualcuno potrebbe farcela già per lo stipendio di marzo (mensilità erogata a fine marzo o ai primi di aprile) ma ci vuole il tempo per studiare la circolare, introdurre le novità nel software e infine distribuire e elaborare, tenendo conto che nelle grandi aziende si fa fatica in un mese a rielaborare il tutto». 

Fonte: SOLE24ORE