DURC e benefici contributivi: la Cassazione conferma la linea dura sui termini di regolarizzazione
- 19 Febbraio 2026
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Con l'ordinanza n. 2906 del 9 febbraio 2026, la Corte di Cassazione ribadisce il rigore del procedimento di regolarizzazione contributiva e le gravi conseguenze derivanti dal suo mancato rispetto. Il caso esaminato riguardava una società decaduta dai benefici contributivi a causa di un'irregolarità di modesta entità (circa 60 euro), non sanata entro i 15 giorni dall'invito alla regolarizzazione. L'azienda riteneva tale termine ordinatorio e non perentorio.La Suprema Corte ha chiarito che il procedimento di sanatoria previsto dal D.M. 30 gennaio 2015 ha natura eccezionale: una volta avviato con la notifica dell'invito, l'unica via per sanare l'irregolarità e conservare i benefici è adempiere "nei tempi e nei modi dal medesimo decreto previsti". Non si tratta di disquisire sulla natura perentoria o meno del termine, ma di riconoscere che, decorso inutilmente il periodo concesso, l'INPS è legittimato a procedere con gli atti conseguenti, inclusa l'emissione di un DURC (interno) negativo che certifica l'irregolarità. La Corte ha sottolineato che la regolarizzazione tardiva, avvenuta al di fuori della specifica procedura, è ininfluente e non può sanare la decadenza dai benefici, confermando l'esigenza di una "costante regolarità contributiva" come presupposto per l'applicazione degli sgravi. Di conseguenza, la pretesa di applicare un principio di proporzionalità tra l'entità della violazione e le conseguenze è stata respinta. La mancata adesione alla procedura di sanatoria eccezionale comporta la perdita integrale delle agevolazioni contributive per il periodo di riferimento.