Rifiuto di lavorare in ambiente nocivo: non è causa di licenziamento

Rifiuto di lavorare in ambiente nocivo: non è causa di licenziamento

  • 16 Febbraio 2026
  • Pubblicazioni
Una recente pronuncia del Tribunale di Teramo (Sentenza n. 97/2025) ha riaffermato un principio cardine a tutela della salute del lavoratore: il rifiuto di svolgere mansioni in un ambiente ritenuto nocivo e incompatibile con le proprie condizioni di salute non costituisce giusta causa di licenziamento. Questa decisione si inserisce in un solido quadro normativo che pone in capo al datore di lavoro un obbligo generale di sicurezza, sancito dall'art. 2087 del codice civile. Tale obbligo è dettagliato dal D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza), che impone al datore di lavoro la valutazione di "tutti i rischi per la salute e la sicurezza" (art. 28) e l'adozione delle conseguenti misure di prevenzione e protezione, inclusa la possibilità di adibire il lavoratore ad altra mansione. La normativa tutela attivamente il prestatore di lavoro, riconoscendogli il diritto di allontanarsi in caso di "pericolo grave, immediato e che non può essere evitato" senza subire alcun pregiudizio. Il datore di lavoro, a sua volta, deve astenersi dal richiedere la ripresa dell'attività in una situazione di persistente pericolo grave e immediato. Nel caso esaminato dal Tribunale di Teramo, il licenziamento di un dipendente che si era rifiutato di eseguire compiti potenzialmente dannosi per la sua salute è stato dichiarato illegittimo. La decisione è stata supportata da una consulenza tecnica d'ufficio che ha confermato l'incompatibilità tra le mansioni richieste e lo stato di salute del lavoratore. È fondamentale, tuttavia, che il rifiuto del lavoratore non sia arbitrario. La giurisprudenza richiede che il lavoratore indichi in maniera specifica quali siano i profili di responsabilità del datore di lavoro, come la violazione di norme di sicurezza o l'omissione di comportamenti doverosi. In assenza di una compiuta identificazione dei rischi e della nocività dell'ambiente, l'inadempimento datoriale potrebbe non essere provato.