Infortunio sul Lavoro: quando la condotta del lavoratore esclude la responsabilità datoriale

Infortunio sul Lavoro: quando la condotta del lavoratore esclude la responsabilità datoriale

  • 27 Gennaio 2026
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La responsabilità del datore di lavoro per un infortunio non è automaticamente esclusa da un comportamento negligente o imprudente del lavoratore. Le norme antinfortunistiche, infatti, mirano a tutelare il prestatore di lavoro anche da incidenti derivanti dalla sua stessa disattenzione o imperizia. Il datore di lavoro ha un obbligo di protezione che si estende alla vigilanza costante sul rispetto delle misure di sicurezza da parte dei dipendenti. La sua responsabilità sussiste sia in caso di omessa adozione di idonee misure protettive, sia di mancata vigilanza sul loro effettivo utilizzo. Spesso, un infortunio causato da negligenza del lavoratore è considerato una conseguenza diretta e prevedibile di una carenza negli obblighi di informazione e formazione da parte del datore di lavoro. L'interruzione del nesso di causalità, con conseguente esonero di responsabilità per il datore, si verifica solo in circostanze eccezionali.  La giurisprudenza richiede che la condotta del lavoratore presenti caratteri di "abnormità", "inopinabilità" ed "esorbitanza" rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute.Tale condotta deve attivare un rischio "eccentrico" o "elettivo", ovvero un rischio del tutto estraneo alle mansioni, imprevedibile e che fuoriesce dalla sfera di rischio che il datore è tenuto a governare.  Una semplice imprudenza o la violazione di una disposizione di servizio non sono sufficienti a integrare tale fattispecie, poiché rientrano nella prevedibilità che il datore deve gestire. Come confermato dalla Corte di Cassazione (sent. n. 2964/2026), la responsabilità datoriale viene meno solo se il comportamento del lavoratore si pone come causa esclusiva dell'evento, con una condotta  talmente anomala da non poter essere prevista o prevenuta.